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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 14 marzo 2017

L’OCCASIONE PERDUTA DEL PLAN B di Giulio AF Buratti






L’OCCASIONE PERDUTA DEL PLAN B di Giulio AF Buratti


Il Plan B sbarca a Roma ma è la pallida copia di quello visto a Madrid. Ospiti d’eccezione selezionati da Fassina ma quasi nessuno in sala. Un sindacalista belga: «Ma dove sono i movimenti sociali?»


La sera dell’11 marzo scorso, un sabato, c’erano centinaia di persone in fila, composti, nella michelangiolesca piazza del Campidoglio, in attesa di accedere ai musei capitolini, ai piedi della scalinata che porta alla Sala della Pinacoteca. L’ingresso serale, gratuito o a due euro una volta tanto, attira molti di coloro che hanno dovuto tagliare le spese per la cultura a causa della crisi. Centinaia, di ogni età, e ignari che poche decine di persone fossero proprio alla Protomoteca alle prese con l’ambizioso progetto di un Plan B contro la stessa austerità che sottrae, tra gli altri, il diritto alla bellezza.

lunedì 13 marzo 2017

TUTELARE IL LAVORO DELLE NUOVE GENERAZIONI, RILANCIARE IL SOCIALISMO di Marco Zanier












TUTELARE IL LAVORO DELLE NUOVE GENERAZIONI, RILANCIARE IL SOCIALISMO
di Marco Zanier




Compagne e compagni,


il movimento che stiamo costruendo oggi è molto importante. Abbiamo bisogno di coinvolgere quante più persone possibile in un processo di trasformazione graduale e profondo dei meccanismi di redistribuzione della ricchezza negli strati sociali più colpiti dalla crisi economica e finanziaria in corso e privati purtroppo dei diritti storicamente acquisiti negli anni ’60 dai governi a partecipazione socialista.


Questa crisi e questa politica non colpisce tutti allo stesso modo. In questi vent’anni, le nuove generazioni hanno visto crescere la flessibilità del lavoro, diminuire i diritti acquisiti (l’ultimo drammatico colpo per noi è stato l’approvazione del Jobs Act), annullare progressivamente l’aspettativa legittima di poter costruire un futuro sicuro per comprare una casa, costruire una famiglia e mettere al mondo figli. La mia generazione, quella dei nati negli anni ’70 ha da tempo la consapevolezza amara di non poter contare mai nella vecchiaia su un reddito da pensione perché con le nuove forme di lavoro precario, le uniche che ci vengono offerte da anni da questo mercato del lavoro, non si è impiegati più continuativamente per quelle che erano le classiche 40 ore settimanali, ma molto spesso per 30 o 20 e saltuariamente, troppo spesso assunti non direttamente da un’azienda ma da un’agenzia di lavoro interinale che ti impiega per una commessa solo per il tempo che serve al datore di lavoro che cerca il personale necessario per un ben determinato periodo.

mercoledì 8 marzo 2017

RIFLESSIONI "CORSARE" SULL'8 MARZO di Lucio Garofalo





 RIFLESSIONI "CORSARE" SULL'8 MARZO
di Lucio Garofalo

 


Giusto per la cronaca, la rivoluzione russa ebbe inizio l’8 marzo del 1917 con una mobilitazione femminile di massa. In Russia, arretrata anche dal punto di vista del calendario, la "Giornata Internazionale della donna" coincideva con il 23 febbraio. Le tessitrici di Torshilovo e le dipendenti del deposito dei tram dell’isola Vassilievsky sfilarono sulla Prospettiva Nevsky per manifestare contro la guerra, la miseria e la fame del popolo russo. Nel giro di pochi mesi la situazione sociale precipitò drammaticamente e, nell'Ottobre dello stesso anno, le crescenti e quotidiane proteste di piazza che mobilitarono le masse del proletariato russo, furono il fattore determinante che portò al rovesciamento del regime zarista ed all'instaurazione dei Soviet. 
Il partito bolscevico di Lenin seppe approfittare di questo ribaltamento della situazione politica in Russia. Tale premessa mi serve ad introdurre un ragionamento sul significato dell'8 marzo. Non rappresenta una novita straordinaria che l'8 marzo sia diventata una ricorrenza vuota, banale e stantia, utile solo ai fiorai. Oltretutto, la maggior parte delle donne nei paesi occidentali credo che abbiano assai poco da rivendicare. 

Oggi, nel 2017, al di là dell'origine classista e non di genere di questa "festività", temo che andrebbe risolto soprattutto qualche problema di convivenza domestica con alcuni maschi. Ciò non mi impedisce di rievocare come, dove e perché sia sorta la "Giornata Internazionale della donna": all'interno delle lotte, delle azioni e delle rivendicazioni avanzate dal movimento operaio che faceva capo alla II Internazionale, per iniziativa di due donne coraggiose, tenaci e davvero rivoluzionarie: la russa Clara Zetkin e la polacco-tedesca Rosa Luxemburg. 

Non penso che oggi abbia molto senso celebrare tale festa, che ha assunto un volto consumistico, ipocrita e piccolo-borghese, com'è accaduto per tutte le date e le ricorrenze segnate sul calendario, che scandiscono la nostra esistenza, essendo state svuotate del loro valore storico originario. 
A me pare che attorno all'8 marzo si sollevi ogni anno una nube di polvere e di ipocrisia, nel senso che molte donne si apprestano a ricevere gli auguri e le mimose dai loro compagni e mariti, che per il resto dell'anno le offendono e le maltrattano. Tali donne "frustrate" dovrebbero riscoprire il significato più autentico e giusto della "Giornata Internazionale della donna", non a caso istituita come un momento di mobilitazione ed impegno politico a favore del suffragio universale ed altri diritti negati alle donne, in modo particolare alle donne appartenenti alle classi subalterne. 

Oggi, direi anche nel "mondo occidentale", temo che molte donne abbiano bisogno di rivedere i loro rapporti domestici e quotidiani con l'altro sesso, visto e considerato che, in termini statistici, le violenze contro le donne si consumano in gran parte proprio nel contesto più intimo e familiare delle pareti domestiche. Si tratta di un discorso che coinvolge evidentemente anche il ruolo e la componente maschile, che oggi attraversa un momento di profondo affanno e smarrimento a livello socio-esistenziale, culturale e materiale.






La vignetta è del Maestro Mauro Biani 

 

domenica 5 marzo 2017

EL CORONEL NO TIENE QUIEN LE ESCRIBA di Riccardo Achilli

 
 
 
 
 EL CORONEL NO TIENE QUIEN LE ESCRIBA
di Riccardo Achilli

 
 
“Siamo quelli che reclamano per la piena libertà del mondo, per l’uguaglianza dei popoli, per il rispetto alla sovranità delle nazioni. Si, ci chiamano estremisti, insorgiamo contro l’impero, insorgiamo contro il modello di dominazione”. Il 5 Marzo 2013 moriva l’ultimo rivoluzionario, e nessuno a sinistra sembra volergli dedicare una riga. Hugo Rafael Chavez Frias, l’ideatore di una formula originale di applicazione del Socialismo del XXI Secolo ai Paesi in via di sviluppo sotto giogo imperialistico, scompare per una malattia misteriosa, che lascerà una sequela di sospetti, rimanendo scolpito in lettere di fuoco nella storia.
 
Non certo un grande pensatore, ma un uomo di azione e di grande carisma, ex colonnello dei paracadutisti, costruisce un modello i cui capisaldi sono la sovranità nazionale, tutelata da qualsiasi ingerenza esterna (tanto che la rivoluzione si chiama “bolivarista”, richiamando El Libertador Simon Bolivar, il principale esponente della decolonizzazione sudamericana), il controllo statale delle principali risorse economiche del Paese, per liberarlo dal giogo imperialista, la partecipazione dal basso alla vita sociale e politica (con le famose Misiones per l’autogestione comunitaria dei servizi sociali, ma anche con il principio di “cittadinanza” inserito in Costituzione come potere autonomo insieme a legislativo, esecutivo e giudiziario), la giustizia redistributiva, la tutela dei popoli indigeni e dell’ambiente come principi fondamentali dell’organizzazione statuale.

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