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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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mercoledì 19 ottobre 2016

I MERCANTI IN FIERA di Riccardo Achilli

 

I MERCANTI IN FIERA
di Riccardo Achilli



Si disvela il giochino elettorale del Governo Renzi. Un giochino vecchio come il mondo. Si presenta una bozza di Ddl di stabilità piena di regali a tutte le categorie sociali: pensionati, dipendenti pubblici, disoccupati, imprese, famiglie. Una strategia totalmente insostenibile, dal momento che occorre ridurre dal 2,4% al 2,3% il rapporto deficit/PIL, in modo oltretutto unilaterale, perché, tramite la nota di aggiornamento al Def che diventa carta straccia, ci si era impegnati a far scendere tale quoziente fino al 2%. Un 2%, peraltro, che era già uno strappo alle regole europee, perché consentiva di spostare il pareggio strutturale di bilancio a dopo il 2019 (ed infatti ad Aprile scorso l’accordo con la Commissione, sancito dal Def, era di un rapporto dell’1,8%). Evidentemente, il governo basa l’intero impianto di questa manovra discutibile su una speranza di incremento del Pil superiore a ciò che oggi è dato osservare, e sulla benevolenza della Commissione Europea in termini di flessibilità per eventi straordinari (terremoto) e riforme. Flessibilità concessa, in realtà, per paura che una caduta referendaria del Governo Renzi apra ad una vittoria dei 5 Stelle.
Ma c’è un ma. Se le coperture possono essere garantite, la Commissione non vuole, e non può, aprire ad un deficit/PIL sostanzialmente identico a quello del 2016. Moscovici qualche giorno fa è stato chiaro su questo punto: “i numeri del Governo italiano non sono quelli che abbiamo in mente (…) ci sono comunque delle regole che vanno rispettate da tutti, affinché restino credibili. Vogliamo il pieno rispetto del Patto di stabilità”. Soprattutto visto che Francia e Germania entrano nella fase preelettorale, e sarebbe difficile per Hollande giustificare ai propri cittadini le misure di austerità, se l’Italia dovesse di fatto uscire dal patto di stabilità, così come per la Merkel giustificare concessioni agli italiani spendaccioni. Che creerebbero ovviamente un effetto-domino anche in Grecia, in Portogallo, ecc.

giovedì 13 ottobre 2016

L'ULTIMA CARTA CONTRO LA BARBARIE Introduzione di Stefano Santarelli





L'ULTIMA CARTA CONTRO LA BARBARIE
Introduzione di Stefano Santarelli





Il saggio di Norberto Fragiacomo “L'ultima carta contro la barbarie” che il lettore ha fra le mani rappresenta una straordinaria anomalia nel quadro di una sinistra italiana che purtroppo si sta caratterizzando per una mediocrità politica e teorica senza precedenti, tradendo cosi la generosità e l'abnegazione dei suoi militanti e degli ideali politici di cui dovrebbe essere espressione.
In questo saggio Fragiacomo ci offre una interessante chiave di lettura sulla attuale crisi del capitalismo sorta a partire dalla cosiddetta finanza creativa di Wall Street nel 2007 con i “mutui spazzatura”. Una crisi totalmente sovrastrutturale che ha portato intere nazioni come la Grecia alle soglie del fallimento colpendo mortalmente tutto il sistema del Welfare europeo - questa crisi fatalmente sta investendo anche il nostro paese colpendo diritti elementari come quello della pensione o di una decente assistenza sanitaria.

mercoledì 12 ottobre 2016

MIA NIPOTE,BENIGNI E PINOCCHIO di Angela Rizzica

  


MIA NIPOTE,BENIGNI E PINOCCHIO
 di Angela Rizzica




Mia nipote, l’altra sera a cena, ha detto di non aver rotto la Barbie della sorella salvo rendersi rea confessa pochi minuti dopo, chiedendo perdono come solo una bambina di quattro anni sa fare. La sera stessa, mettendola a letto, mi chiede di leggerle una fiaba per farla addormentare. Memore dei miei giorni d’infanzia, prendo il mio libro di racconti preferito e scelgo una favola in particolare: “Pinocchio”, del sommo Collodi. Mi sembrava una scelta dovuta, tenendo conto di quello che era successo a cena, tanto per farle capire sin da piccola come le bugie abbiano le gambe corte e l’incoerenza non venga mai premiata. Mi siedo accanto al suo lettino tutto rosa con il copripiumino delle Principesse Disney, aggiusto la voce e mi preparo a narrare questa meravigliosa storia a quegli occhioni nocciola spalancati nell’attesa ed assetati di magia.

Comincio a leggere, salvo rendermi subito conto che qualcosa non va: il burattino vivente non è più fatto di legno ma di pelle ed ossa, non ha più abiti di carta bensì indossa pantaloni e camicia, il suo nome è Roberto ed ad essere tradito non è più Babbo Geppetto ma Mamma Costituzione. L’unica caratteristica ad esser rimasta intatta è l’accento, ineluttabilmente toscano.

lunedì 10 ottobre 2016

RE-NZI-FERENDUM di Lucio Garofalo





RE-NZI-FERENDUM
di Lucio Garofalo



Si approssima la data fissata per il referendum costituzionale ed il "premier" Renzi spara le sue ultime cartucce (a salve). Dopo le politiche di macelleria sociale, Jobs Act e Buona Scuola in primis, la ratifica a colpi di fiducia delle peggiori controriforme degli ultimi anni, ecco le briciole per incantare ed ingannare giovani, lavoratori e pensionati. 
Prima la miserabile uscita sui 500 milioni da destinare ai poveri, ma nel contempo elargiva miliardi per salvare le banche. Quindi, i vari annunci, menzogne e bluff in funzione del SI al referendum. Il famoso bonus ai giovani da spendere nei musei, i 500 € per gli operai che sono in Cassa Integrazione ed un intervento contro la povertà. Infine, la 14° per le pensioni minime ed il taglio dei contributi sulle partite Iva. 

Ma la farsa renziana non si è ancora conclusa. Ci troviamo di fronte alla più classica operazione di mistificazione politica. Fumo negli occhi dei pensionati, dei lavoratori e dei giovani. Ma il "bello" si vedrà (temo) dopo il referendum. 

Se dovesse vincere il SI, la politica antioperaia, antidemocratica ed antipopolare di questo governo asservito al capitale finanziario e bancario, verrà considerevolmente rafforzata, resa addirittura più aggressiva ed imperativa di quanto finora non lo sia stata. Gli interessi e le ragioni di quel "mega-comitato di affari" della borghesia, predomineranno sistematicamente. Lo stato borghese diverrà ancora più autoritario e corrotto. 
Si inasprirà lo sfruttamento a scapito dei lavoratori, saranno aboliti i diritti, ad iniziare da quello di sciopero. Saranno definitivamente liquidati i servizi sociali e le pensioni pubbliche. La repressione poliziesca delle proteste operaie e sindacali diventerà più brutale e sistematica. E si estenderà la militarizzazione sociale, con il rischio di essere trascinati in guerre di rapina a beneficio esclusivo del decadente, caricaturale imperialismo italiota, che procede a rimorchio di altri imperialismi vincenti. 

Per tali ragioni, il tema del referendum non si può confinare, né circoscrivere nell'ambito di dispute di carattere meramente giuridico ed accademico, ma deve assumere il valore di una battaglia politica e di una questione di classe. Per vincere una simile battaglia occorre denunciare e demistificare la propaganda renziana, che, si nutre di promesse vacue e di miserabili elemosine con cui comprare i voti della povera gente, nella più classica e squallida tradizione democristiana. 
La politica di Renzi è il liberismo autoritario, paternalistico e compassionevole, che tramuta i lavoratori ed i cittadini in mendicanti: se il primo articolo della nostra Costituzione sancisce che "l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro", quando si mercanteggia il voto in cambio di un’elemosina si abbatte assieme alla dignità dei lavoratori anche l’art. 1. 

Per cui chiunque è in grado di comprendere che non è in gioco solo la seconda parte della carta costituzionale, ma anche la prima parte, che il regime borghese (prima democristiano, poi berlusconiano ed ora renziano) ha fatto marcire sulla carta per lunghi decenni. La propaganda ideologica renziana è demagogica, antidemocratica e reazionaria. Pur tuttavia, malgrado le elemosine e le menzogne, le ingerenze di origine straniera, un quesito a dir poco truffaldino sulla scheda referendaria, la controriforma costituzionale non passerà, ma verrà bocciata da un voto di protesta popolare.




La vignetta è del Maestro Enzo Apicella







 

venerdì 7 ottobre 2016

ANCORA SUL CONFRONTO TRA RENZI E ZAGREBELSKY di Maurizio Zaffarano

 


ANCORA SUL CONFRONTO TRA RENZI E ZAGREBELSKY
di Maurizio Zaffarano



"Si è molto detto sui social a proposito dell'inadeguatezza alla comunicazione sul mezzo televisivo del professor Zagrebelsky contrapposto a Renzi e che questo dunque avrebbe sfavorito il fronte del NO. In effetti ci sono diversi elementi da valutare, in generale e per quanto emerso nel confronto, per esprimere un giudizio: il fatto che questo tipo di trasmissioni si rivolgono agli appassionati di politica che in linea di massima sono già schierati, la sottile ironia del professore che costringeva Renzi a difendersi dicendo di non essere un suo studente, alcuni concetti esposti da Zagrebelsky di assoluto valore etico e di buona efficacia comunicativa (per citarne alcuni, la politica non come ricerca della vittoria ma come servizio al bene comune, la complessità contrapposta alla velocità, la Costituzione come un vestito che va bene o non va bene a seconda di chi lo indossa e il paragone con la Costituzione di Bokassa uguale a quella degli Stati Uniti). Certamente è mancata da parte del liberaldemocratico Zagrebelsky una contrapposizione argomentata anche sulla denuncia del carattere antisociale e classista alla deforma costituzionale Renzi-Boschi-Verdini non a caso ispirata e sostenuta dalla Troika e dal grande capitale internazionale. Ma al di là di tutto questo, l'immagine principale che a mio avviso è passata dalla trasmissione tv è stata quella del confronto tra un giurista pacato, competente e profondo e un ciarlatano che sta cercando di venderci una batteria di pentole. E per aver capito questo non bisognava essere studiosi di diritto costituzionale ... "

giovedì 6 ottobre 2016

ZAGREBELSKY? FORSE HA SEMPLICEMENTE SBAGLIATO “CONTESTO” di Norberto Fragiacomo




ZAGREBELSKY? FORSE HA SEMPLICEMENTE SBAGLIATOCONTESTO
di
Norberto Fragiacomo




La “spersonalizzazione” del Referendum costituzionale – che, inizialmente previsto per ottobre, si terrà invece alla vigilia dell’inverno – è stata solo un’abile finta di Renzi, cui i media peraltro seguitano a (fingere a loro volta di) abboccare: nelle ultime settimane il premier è tornato prepotentemente in campo, atteggiandosi ad agitprop del SI in qualunque circostanza e di fronte a qualsiasi oppositore.
La disfida con Marco Travaglio dalla Gruber (del tutto impari, se conteggiamo i minuti concessi all’uno e all’altro contendente) è stata solamente l’aperitivo di un “duello al sole”, tenutosi in prima serata tra il fiorentino e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, anima argomentante del fronte del NO.

Ora, sul confronto si è detto e scritto di tutto: per i poveri di spirito – come sempre suggestionabili con ammiccamenti e mossette - Renzi avrebbe “asfaltato” il suo interlocutore1, mentre persone di maggior caratura, schierate per il NO, hanno evidenziato come il professore, pur ricorrendo a un linguaggio piano e comprensibile, sia stato penalizzato da un contesto - quello televisivo - che valorizza lo slogan e la battuta ad effetto molto più di un pacato argomentare. Non avendo assistito all’intero dibattito devo limitarmi a poche annotazioni. La mia impressione è che il professor Zagrebelsky sia partito un po’ in sordina, conscio della maggior consuetudine del primo ministro con il mezzo televisivo, e poi – col trascorrere del tempo – abbia acquistato sicurezza, piazzando alcune stoccate anche piuttosto efficaci, come quando, infastidito dall’untuosa litania di Renzi “io mi sono formato sui suoi testi, professore”, ha risposto tranchant che i libri bisogna saperli leggere, o quando ha lasciato intendere, di fronte ad insinuazioni particolarmente spudorate del fiorentino, che se avesse supposto che la contesa si sarebbe incentrata sulla coerenza dell’uno e dell’altro avrebbe approfondito la biografia del contraddittore e, a quel punto, di cose da dire ne avrebbe avute a iosa.

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