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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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giovedì 8 agosto 2013

UN COLORE STAMPATO SULLA PELLE








E così Berlusconi è stato condannato in via definitiva, la sua sembra più la storia di un papa che va in “cattività” avignonese (in questo caso dovremmo dire graziolese o arcorese…vedremo) che quella di un normale “galeotto”.
È il primo politico di spicco a subire questa sorte, sarà anche l’ultimo? Non ci è dato di saperlo.
Fatto sta, che dall’abbattimento della prima Repubblica, o per lo meno dall’azzeramento di tutta la sua nomenklatura politica, tranne quella della opposizione consociativa, che si è allegramente e impunemente riciclata e che perdura così da più di 30 anni, ben più di “papa Silvio”, Berlusconi è l’unico politico che affronta un processo (purtroppo per lui pare che non sia l’ultimo) e ne esce con una condanna definitiva, anche se ridotta ad un anno e in una “prigione dorata”.
Non è scappato, ma anzi si affaccia sorridente al balcone, mette su comizi che il neosindaco di Roma dichiara abusivi, solo il giorno dopo, mentre il suo compagno di partito oggi premier: Letta, il giorno prima, non vedeva l’ora di sentire cosa sarebbe stato detto da quello stesso palco, così come la gran parte di chi tuttora nel PD governa con il PdL.
Evidentemente, ce n’è abbastanza per proseguire una farsa che potrebbe ancora divertire molti italiani, se essi non avessero ben altri problemi a cui badare, e lo stesso Silvio, consapevole di ciò, si affaccia al suo balcone e, con aria del tutto divertita (mai “galeotto” fu più contento, con tanti che ne vediamo bastonati a morte nelle nostre carceri), chiede se si deve “buttare” oppure no.
E’ del tutto lapalissiano che, anche se non si butterà dalla finestra, dalla politica non uscirà davvero, lui che è stato il principale artefice del governo Letta, senza il cui plauso esso non si sarebbe mai insediato, lui che è stato uno dei principali sponsor della rielezione di Napolitano e, senza il quale, oggi non avremmo di nuovo quel Presidente della Repubblica.
Vi pare poco? E credete davvero che, uno così si lasci intimorire da una sorta di “usa e getta” giudiziario?
Che pensi davvero che dovrà fare, come gli chiedono ormai anche le monache di clausura di “Famiglia Cristiana”, un “passo indietro”, per finire nella padella del perfetto “gamberone d’estate”? O nella brace dell’estromissione perpetua dalle aule parlamentari?
Crediamo sul serio che, al suo inevitabile “imprimatur” ci possa essere una alternativa nelle urne oppure in un nuovo governo “grillesco”, magari grazie solo ad un pentimento tardivo con un Grillo che, dopo avergliene dette di tutti i colori, adesso possa sentire la “nostalgia” di Bersani, e questa volta mandando “affanculo” non lui, ma addirittura Casaleggio?
Beh, qui anche all’alta fantasia del sommo Poeta, mancherebbe di sicuro “possa”, nell’immaginare uno scenario diverso dal quello da cui non si esce nemmeno con la “natural burella”...o tanto meno con la “trombetta del cul”.
Il Presidente della Repubblica non manderà mai nessuno alle urne con questa legge elettorale, e, molto difficilmente, deciderà di dare l’incarico di governo a qualcuno che lo avrebbe voluto già da un pezzo in pensione.
Il Pd, governando con i grillini, (sempre ammesso e non concesso che questa sia una ipotesi plausibile) sarebbe strizzato continuamente da loro per il residuo degli “attributi” che gli restano. E i grillini perderebbero l’ulteriore possibilità di accreditarsi come partito di vera e unica opposizione politica.
Ergo, anche dalla “cattività arcorese”, papa Silvio continuerà a decidere le sorti di questo sgangheratissimo paese…in attesa che la sua sede non sia più “vacante”.
Chi ha più da temere, in questa situazione è un simulacro di sinistra che, non avendo mai avuto un serio progetto alternativo di governo, nemmeno in senso socialdemocratico, ma essendosi tenuta in piedi solo grazie al suo tanto perdurante quanto inconcludente “antiberlusconismo”, non avrà più di che strillare o non avrà più cosa “snobbare”, a seconda se sia all’opposizione oppure abbracciata al suo finto nemico.
Il Pd, con certa sua “corte sindacale”, si configura come il principale sostenitore dell’ordine neoliberale, boccia irrimediabilmente un emendamento che avrebbe potuto annullare lo stravolgimento dell’articolo 18, se ne infischia di ridurre privilegi e pensioni d’oro, così che, come dice giustamente il filosofo Diego Fusaro: “la cessazione palese dell’ostilità verso il nomos dell’economia è stata riconvertita in conflitto moralistico-legalistico verso un unico individuo. Dalla questione sociale alla questione morale, da Carlo Marx alla signora Dandini. Tutto questo farebbe ridere, se non facesse piangere. È una tragedia sociale, politica e culturale. Forse la più grave degli ultimi trent’anni”
C’è ancora una sinistra in Italia? Noi siamo pienamente convinti che non esiste, sbaglia pertanto questa volta anche Diego Fusaro quando dice che “questa la base dell’odierno capitalismo che si riproduce culturalmente a sinistra” A meno che non vogliamo prendere per buona la definizione autoreferenziale di “asino che vola” da parte di chi raglia e tira calci sempre alle medesime categorie di persone: precari, disoccupati, impiegati e stipendiati fissi, esodati e via dicendo, nei confronti delle quali poco o nulla ha fatto l’altisonante “decreto del fare”…come se nulla fosse.
Lo stesso alfiere di quella che si ostina ancora a chiamarsi Sinistra, coniugando questa parola ormai priva di significato addirittura con l’Ecologia e la Libertà, ci avverte che il “rimedio”, udite, udite, può essere persino peggiore del male: Renzi come alternativa al monopartitismo imperfetto, come botta “de panza”contro il governo “obeso”..
Come fare a legittimare “sta botta de panza” è presto detto: sarebbe l’unico detonatore contro, udite, udite: berlusconismo, fascismo e craxismo, messi tutti insieme.
Alla faccia della progettualità politica! Ma Vendola non è per caso lo stesso che qualche tempo fa diceva: “Cara Valeria, non mi piace la politica che puzza di morte. Io auguro lunga vita a Berlusconi, e auguri a tutti noi di riuscire a sconfiggerlo”
Oppure che declamava: “Penso che Craxi abbia interpretato un’idea della modernizzazione dell’Italia che in qualche maniera era dentro il tempo in cui cominciava ad aprirsi la stagione della globalizzazione liberista.” E ancora: ““Non si può ridurre la vita politica di Craxi alla cifra di una vicenda giudiziaria”
La verità palese ed evidente è che né l’Italia di Berlusconi, né quella della pseudosinistra baciapile dei mercati e tanto meno quella mussoliniana possono tuttora competere e reggere il confronto con un’Italia craxiana che riduceva l’inflazione da due a una cifra, aumentava il PIL da una a due cifre, entrava nel novero della quinta potenza industriale mondiale, con aziende italiane in ottima salute, e che a Sigonella rispondeva in piedi agli ingombranti alleati di farsi i fatti loro, perché qui, ai nostri, badiamo noi. E tutto ciò senza alcuna supina accondiscendenza verso una Europa monetaristica che lo stesso Craxi profetizzò, che, nella migliore delle ipotesi, sarebbe stata un limbo e nella peggiore un inferno.
Bene (anzi male), alcuni stati come la Grecia nell’inferno monetaristico europeo già ci sono, con gente che fa la fila per la distribuzione dei viveri gratis, noi, invece, siamo già nel limbo, con la maggior parte della nostra popolazione che non va più né al mare e tanto meno ai monti. E non è detto che non scendiamo più giù..
I palliativi acchiappa allodole che il PD cerca di inventarsi in vista della cosiddetta fine del berlusconismo, la quale porterebbe inevitabilmente anche alla implosione di un partito nato e cresciuto preponderantemente per essere “anti”, ma in nessun modo del turbocapitalismo imperante, i vari Civati, Renzi, Vendola e via dicendo, sono solo l’ultima flebo di un aggregato politico-contenitore di interessi, solidamente affiancati, in stato ormai comatoso.
L’Italia affonda perché non è capace di rinnovarsi mediante una seria progettualità socialista che coniughi la libertà con la giustizia sociale, essa pratica piuttosto il giustizialismo strumentale e la permanente servitù delle categorie più fragili e deboli, irrimediabilmente bastonate, incarcerate, precarizzate, esodate, depredate di ricchezza ed oberate di tasse.
C’è seriamente da domandarsi se un regime del “comunismo reale” potesse davvero e concretamente risultare peggiore.
Ancora una volta tutto un popolo non sarà altro che in ginocchio, in attesa di una decisione che verrà ancora una volta dalla Magistratura, per capire se davvero abbiamo votato per più di una volta e ci siamo fatti governare con una legge incostituzionale come quella “ad porcum” vigente
Ancora una volta faremo in tutto il mondo la figura di coloro che, come il bimbo che appena mette un piede dietro l’altro si attacca alla gonna della mamma, sono continuamente attaccati alle toghe dei magistrati.
Non siamo capaci di sconfiggere un avversario politicamente, non siamo capaci di varare una legge elettorale democratica…di che diavolo di democrazia siamo ancora capaci di cianciare?
Il nero in Italia resta un colore intramontabile, sia che rappresenti una storia passata in cui la ragione dello stato etico si è sostituita a quella della politica sia che manifesti quella recente in cui la ragione di quello giudiziario ha ha lo stesso messo in ombra e sotto tutela la vita della "polis", e sia quando tale colore rinnova il lutto di tutti coloro che hanno strenuamente combattuto e si sono sacrificati per avere dignità, libertà e vera democrazia.
Qui anche il colore della nostra pelle dovrebbe essere non marrone, ma solo e rigorosamente nero.

C.F.

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