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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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venerdì 9 agosto 2013

La differenza fra ripresa e rimbalzo congiunturale, di Riccardo Achilli


di Riccardo Achilli


La ripresa è un movimento ascendente di medio periodo del ciclo economico, caratterizzato dalla ricostituzione degli elementi di base dell'accumulazione: la possibilità di anticipare il capitale monetario necessario agli investimenti, cioè lo sblocco del credito bancario, la possibilità di accumulare plusvalore assoluto e relativo, tramite l'incremento dell'occupazione e/o della produttività dei fattori (che per semplicità possiamo ricondurre a lavoro, vivo o morto), la possibilità di rendere solvibile la produzione tramite i consumi.

Ora, il sussulto ascendente che il ciclo avrà a partire dal terzo trimestre di quest'anno, e prevedibilmente anche nella prima metà del 2014, sarà accompagnato dal prosieguo del credit crunch, del calo dell'occupazione e di indici di produttività stagnanti su livelli molto bassi, da una domanda interna oramai defunta, e da una domanda internazionale sulla quale peseranno come macigni il rallentamento della crescita degli USA, alle prese con il risanamento del bilancio federale, i primi segnali di recessione su un mercato di esportazione strategico come quello tedesco, la forza relativa dell'euro sul dollaro, la crescita non brillantissima di molti BRICS (alle prese anche con le proprie contraddizioni strutturali, come la Cina).

Quello che succederà in questi mesi sarà semplicemente un fisiologico rimbalzo congiunturale, del tutto normale anche in fasi di crisi strutturale come quella attuale. Le imprese raggiungono un punto minimo nell'utilizzo degli impianti tale da rendere economicamente conveniente persino produrre per il magazzino; la discesa dei costi prosegue, seppur più lentamente, mentre la sia pur debolissima dinamica inflazionistica ricrea margini di redditività minimi; il lieve miglioramento nel gettito fiscale ed il rallentamento nella crescita della spesa pubblica per ammortizzatori automatici creano spazi minimi tali da alleviare il connotato recessivo delle politiche macroeconomiche; contemporaneamente il clima di fiducia di imprese e consumatori accenna a qualche miglioramento, che si traduce in sussulti della domanda aggregata appena percepibili. 

Questo sussulto ascendente dura come un fuoco di paglia, proprio perché, a differenza della ripresa, mancano le condizioni strutturali di rilancio di un ciclo di accumulazione, e quindi ha connotati meramente congiunturali. Il credito ed i consumi rimangono catatonici, quindi il sussulto di investimenti e consumi si spegne quasi subito. Il clima di fiducia torna a segnare un trend negativo. Il grado di utilizzo degli impianti, risalito sopra il punto di non ritorno, si ferma e torna a scendere. I costi, soprattutto delle materie prime, tornano a crescere in virtù del rimbalzo congiunturale, annullando i piccoli margini di redditività che si erano riaperti. 

Persino durante la grande crisi degli anni Trenta, si notarono simili movimenti. L'indice di produzione industriale degli USA, dopo essere sceso costantemente da metà 1929 fino al 1931, poi accennò ad una mini ripresa nei primi mesi del 1931, per poi diminuire nuovamente fino a metà 1932. Con due piccoli rimbalzi congiunturali nella seconda metà di quell'anno e, in misura più consistente, nella seconda metà del 1933, rimanendo però debolissimo fino a metà del 1934, quando con l'avvio del New Deal iniziò un recupero vero e proprio, che peraltro si arrestò bruscamente nel 1937, segno che i fattori strutturali della crisi non erano stati superati, e tornò a crescere solo con l'avvio della corsa agli armamenti in vista dello scoppio della seconda guerra mondiale. 

Così come un malato non entra in coma e poi muore in modo lineare, ma con continui sussulti di apparente e temporaneo miglioramento, così avviene per l'economia. I fattori strutturali della crisi non sono stati aggrediti: il credito bancario è bloccato, la produttività totale dei fattori non torna a crescere, il saggio medio di profitto è in tendenziale calo, i mercati di consumo non sono beneficiati da alcuna inversione della tendenza di fondo all'impoverimento dei ceti medio/bassi a più alta propensione al consumo, le finanze pubbliche non accennano verso miglioramenti strutturali dei parametri di fondo, l'andamento dei mercati internazionali è gravato da enormi rischi al ribasso. Non c'è assolutamente alcun motivo per nessun ottimismo di maniera o di facciata. 

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