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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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giovedì 4 luglio 2013

VERSO IL PROGRAMMA DI GOTHA DELLA RETE28APRILE



di Lorenzo Mortara
Rsu Fiom-Cgil Rete28Aprile

trovate questo testo anche sul blog della Rete28aprile Piemonte

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Premesso che come R28A, se vogliamo davvero andare lontano, dovremmo almeno risolvere i problemi più semplici, quali gli interventi dei compagni alle nostre assemblee. Non è possibile che ancora oggi si ripetano vecchi errori, e non si abbia un metodo chiaro e trasparente in merito. Basterebbe annunciare sul sito, con la data e il luogo dell’assemblea, anche che all’arrivo i compagni troveranno sul tavolo un foglio su cui iscriversi per l’intervento. Dopo di che, prima di iniziare la relazione, si annunceranno il numero di interventi e si dividerà il tempo a disposizione in parti uguali, così si avranno un’assemblea e degli interventi il più democratici possibile.
Detto questo, visto che non ho potuto intervenire direttamente all’assemblea del 29 Giugno, espongo in forma di tesine il mio contributo critico, anche come tentativo per un rinnovamento della Rete28Aprile stessa.



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1) AREE INUTILI? Non è vero che la lotta di classe si faccia solo nei luoghi di lavoro, e che la battaglia interna alla Cgil per l’egemonia delle varie correnti-aree, anche se nella Storia recente non ha prodotto risultati tangibili, non serva a niente. La lotta di classe comprende sia quella fatta in basso, dove si lavora e si produce, sia quella fatta in alto, nell’apparato contro i vertici più burocratizzati. L’aspetto determinante è senz’altro la lotta nei luoghi di lavoro, ma la lotta nell’apparato, pur dipendendo dal basso, pur secondaria, non è affatto superflua. Anzi, una piena lotta di classe comprende l’interdipendenza dialettica tra lotta in basso e lotta in alto. Chi rinuncia alla lotta ai vertici, la fa male, cioè in maniera ridotta e parziale, anche in basso. Perché anche se in basso combatte strenuamente, nel momento stesso in cui rinuncia alla lotta in alto, lascia di fatto il sindacato in mano ai vertici più burocratizzati. Perciò, in vista del prossimo Congresso della Cgil, chi non lotta nella Rete28aprile, può lottare in basso come vuole, ma sappia che in alto, lasciandoci soli contro l’apparato, lotterà di fatto al fianco della linea maggioritaria Camusso-Landini.


2) IL FALLIMENTO DELLE AREE – Se le Aree non han prodotto risultati significativi non è perché non son servite a niente, ma perché erano, in linea di massima, minoranze nelle maggioranze, minoranze non di vera opposizione, ma di opposizione di Sua Maestà, proprio come La Cgil che vogliamo. A rileggere oggi il documento alternativo presentato al precedente Congresso, faremmo una fatica bestiale a scovarvi delle differenze rispetto a quello di Epifani. E questo vale anche per tutti gli altri documenti o emendamenti alternativi che abbiamo visto in questi anni. Chi non ricorda le tesi alternative di Rinaldini nel 2006? Nelle fabbriche, i lavoratori, si lambiccarono il cervello per capire quali fossero i termini della discordia tra i nostri dirigenti. Solo i più smaliziati capirono che non si trattava di vere alternative per loro, ma di alternative per i dirigenti, di mezze frasi e allusioni in salsa burocratica in vista di nuovi possibili posizionamenti ai vertici dell’apparato. La Rete28Aprile ha pagato proprio questo: il prezzo dei molti che han costituito e disfatto Aree più per motivi di carriera che altro. Sciogliendosi e mischiandosi coi tanti aderenti a La Cgil che vogliamo, nello scorso Congresso, la Rete28Aprile diluì la sua differenza nell’indifferenza delle tante correnti che vi confluirono senza crederci veramente. Oggi, ripristinata la sua unicità, la Rete28Aprile ha l’occasione storica di presentare un documento davvero alternativo, un documento cioè che risponda veramente agli interessi dei lavoratori e non a questo o quel pezzo di apparato in crisi di carriera.


3) UN’AREA CORAGGIOSA – Dallo scioglimento della Rete28Aprile nella Cgil che vogliamo, alla sua rinascita in un’Area indipendente, abbiamo perso molti compagni. Difficilmente quindi al Congresso otterremo grandi risultati dal punto di vista del numero di sostenitori. Proprio per questo, non potendo fare più di tanto affidamento sulla quantità, è necessario che la Rete28Aprile arrivi al Congresso puntando tutto sulla qualità, tenendo conto che la quantità massima di sostenitori, la otterremo in base a quanto dei nostri principi riusciremo a mettere in pratica già al nostro interno. La paga da operaio per tutti i nostri dirigenti consentirà alla Rete28Aprile di presentarsi al Congresso come l’incarnazione vivente e concreta dell’alternativa che vorrebbe rappresentare. È soprattutto qui che si farà sentire, di fronte ai lavoratori, la nostra differenza. È con questa mossa che metteremo il massimo di pressione addosso ai dirigenti della maggioranza. Dalla paga da operaio dipenderanno in maniera diretta il numero di consensi. In maniera indiretta dipenderanno invece dalla qualità della nostra proposta. Il documento alternativo per essere veramente epocale, dovrà farla finita una volta per tutte con le mezze opposizioni e le mezze verità. Dovrà tagliare come un bisturi il documento, per sezionarlo in via preliminare e amputarlo in maniera chirurgica da tutto ciò che in precedenza s’è presentato come falsa alternativa, come alternativa purché non troppo, perché sempre ambigua, mai fino in fondo. In parole povere, la Rete28Aprile dovrà avere, da sola, il coraggio che tutte le opposizioni messe assieme fin qui non hanno mai avuto: il coraggio di dire l’indicibile.


4) ALTERNATIVA RADICALE – L’alternativa della Rete28Aprile deve passare da una contrapposizione radicale a tutte le tesi fondamentali della maggioranza. Così, solo per fare qualche esempio, da approfondire poi in fase di stesura del documento, alla moltiplicazione di Stato dei posti di lavoro proposta dalla maggioranza, l’opposizione dovrà proporre la divisione del lavoro disponibile a parità di salario tra tutti i lavoratori, occupati e disoccupati; alla ottocentesca centralità del lavoro per un Paese felice di esserne ancora schiavo, l’avveniristica centralità del tempo libero per un Paese che entri finalmente nel 2000 col più alto numero di potenziali artisti e di cittadini sovrani, felici di far lavorare macchine e tecnologia al posto loro; a una Cgil consigliera pratica dei padroni per improbabili piani industriali comuni, una Cgil per un piano sindacale rivolto interamente ai lavoratori e alle loro lotte; all’accorpamento dei pensionati in un’unica categoria a sé stante, lo scorporamento che agganci ogni pensionato alla categoria in cui ha lavorato; alla finta indipendenza sindacale da partiti e governi, non la vera indipendenza, ma la cinghia di trasmissione con cui ci legheremo pubblicamente a un partito che faccia veramente i nostri interessi, mettendo fine al continuo scarica barile con cui sindacati, partiti e governi si rimpallano continuamente le colpe di tutte le misure antioperaie di cui sono stati complici.


5) ALTERNATIVA CLASSISTA – L’alternativa radicale è un’alternativa classista fin nel midollo. Non dovrà quindi servire per ripristinare la Cgil di Di Vittorio. In questo senso prende un grosso granchio chi vede chissà quali modificazioni genetiche nell’attuale Cgil rispetto a quella passata. La firma della Cgil sul Protocollo del 31 Maggio, che esclude pressoché tutto il sindacalismo di base, non è tanto diversa da quella sul Patto di Roma con cui comunisti, cattolici e socialisti si spartivano alla spalle dei lavoratori, la rinascente Cgil del 1944, escludendo dai gruppi dirigenti tutte le altre componenti politico-sindacali. Landini che parla oggi di passo avanti è molto simile al Di Vittorio che presentò come un grande successo lo sblocco dei licenziamenti nel 1946. E ci sono molte più affinità che differenze tra la Cgil della Camusso che incrina il diritto di sciopero nel 2013, e quella di Lama del 1978 che stronca i consigli di fabbrica con la svolta dell’EUR. Va detto anche che, in chiave storica, il danno fatto con la firma di un accordo sulla rappresentanza nel 2013, non è niente in confronto con l’adesione convinta all’Unità Nazionale per il deragliamento della rivoluzione nel 1945. Se le ultime capitolazioni della dirigenza appaiono a molti come una modificazione genetica del nostro sindacato, è forse perché avvengono in un’epoca diversa. Di Vittorio e Lama lavoravano a ridosso del trentennio glorioso, l’epoca forse del più grande sviluppo per il capitalismo, la Camusso è costretta a muoversi in quella della sua seconda crisi più grave. Più larghi erano allora i margini di manovra per il Capitale, più larghe di conseguenza erano le possibilità per i vecchi dirigenti di ammorbidire le loro capitolazioni. Oggi, chiusi tutti gli spazi per il Capitale, si chiudono anche tutte le possibilità per i vertici sindacali di camuffare, in un modo o nell’altro, i loro arretramenti. Ma la verità, fronzoli o meno, è che la Cgil di oggi è in sostanziale continuità con quella di ieri.


6) IL DNA DELLA CGIL – La continuità di fondo tra l’attuale Cgil e quella passata è l’interclassismo, la subordinazione sistematica, specie nei momenti cruciali, degli interessi di classe del Movimento Operaio agli interessi del Paese, cioè agli interessi irriducibilmente antagonistici della classe padronale. Documenti e aree alternative fino ad oggi non sono serviti a niente proprio perché non sono mai stati davvero classisti, anzi hanno concesso vere e proprie praterie teoriche all’interclassismo. Ecco perché, oggi, maggioranza camussiana e opposizione landiniana, si rimettono insieme, perché l’interclassismo di fondo che le aveva sempre accomunate è più forte di tutte le divergenze, anche gravi, che negli ultimi tempi le aveva momentaneamente divise. Il documento della Rete28Aprile, dunque, se vorrà essere davvero alternativo, non potrà che essere classista, e se vorrà essere classista, non potrà evitare di andare alla radice storica dell’interclassismo, e di fare una volta per tutte i conti con tutto ciò che l’ha prodotto e replicato fino ai nostri giorni. E ciò che, almeno in Cgil, l’ha prodotto e riprodotto fino alla nausea è lo stalinismo. Lo stalinismo in Cgil non è affatto sparito, i casi di espulsione o di estromissione da cariche elettive sono lì a testimoniarlo. Tuttavia, nonostante i casi Bellavita, Como, Doro, il problema della Cgil non è tanto lo stalinismo repressivo, quanto lo stalinismo come forma mentis, come metodo d’analisi e di approccio ai problemi. È questo stalinismo, lo stalinismo italiano che permea ancora pressoché tutto il gruppo dirigente, in particolar modo quello della Fiom che ne è intriso dalla testa ai piedi. Senza una liquidazione definitiva, chiara e tonda, dello stalinismo italiano da Togliatti in avanti, il documento alternativo della Rete28aprile sarà abortito sul nascere e perderà l’occasione storica di aprire la prima pagina di un’epoca nuova. Non durerà lo spazio di un Congresso, e prima che inizi quello successivo sarà chiuso e dimenticato per sempre come tutti gli altri documenti inconcludenti che l’hanno preceduto.


7) IL PIÙ GRANDE FALLIMENTO STORICO – Fare il bilancio dello stalinismo, non significa fare la conta dei morti. Questa è già stata fatta in tutte le salse e ogni ulteriore conta non potrà che aggiungere qualche dettaglio a un quadro ormai fin troppo chiaro nella sua aberrante desolazione. Non significa nemmeno dichiarare fuori tempo massimo, e per tornaconto personale, la fine di una spinta propulsiva che in realtà non ha mai avuto. Fare i conti con lo stalinismo significa fare un bilancio in termini di classe dell’immane disastro storico che ha prodotto. In breve significa fare un bilancio da sinistra, non da destra per spostarsi definitivamente dall’altra parte come ha fatto il PCI-PD con la sua parabola. E da sinistra, in termini di classe, non si può liquidare lo stalinismo, senza nominare l’innominabile del socialismo: Trotsky. Non si possono fare i conti fino in fondo con lo stalinismo, senza aderire senza se e senza ma alle tesi di fondo dell’analisi trotskista. Si può contestare questo o quel dettaglio ma non si può contestare il corpo centrale della sua teoria. Senza ammettere che lo stalinismo in tutte le sue varianti, da quelle europee a quelle cinesi, non ha avuto nulla di progressivo perché è stato completamente reazionario, controrivoluzionario e antioperaio, si finirà per dare torto ai lavoratori, appoggiando in un modo o nell’altro, l’analisi interclassista della maggioranza Cgil. In parole povere, senza bocciare tutti coloro che si sono schierati, chi più chi meno, con il georgiano, saremo da capo. Non so se come Rete28Aprile siamo del tutto pronti a questo passo. Anzi, ad essere franco, temo di no. Troppi compagni, per quanto validissimi, fanno ancora fatica a far propria l’unica analisi compiutamente di classe dello stalinismo, quella appunto trotskista. Proprio per questo una parte importante del documento alternativo, dovrà essere dedicata alla formazione dei militanti, contro la sistematica disinformazione culturale e storica della maggioranza. Se la Rete28Aprile nel suo complesso non è ancora pronta per Trotsky, è certo però che è pronta, prontissima, per il ripristino immediato di Carlo Marx. Se dietro lo stalinismo storico della Cgil ci sta l’interclassismo, alla radice dell’interclassismo ci sta il riformismo con tutto il codazzo dei suoi infiniti ideologi. Le opposizioni passate sono state finte perché tutto erano, tranne che opposizioni marxiste. Nessun documento è stato così alternativo dal citarlo, il nostro Marx. Senza di lui le alternative son rimaste ambigue, perché i documenti si son riempiti di incrostazioni idealistiche e di soluzioni morali per problemi che morali non sono, ma economici. L’alternativa della Rete28Aprile dovrà innanzitutto essere un’alternativa ideologica a tutto questo. E siccome tutto questo ruota attorno, in linea di massima, a John Maynard Keynes e ai suoi adepti, da Gallino a Krugmann, il documento della Rete non potrà che rifarsi a Karl Marx, proponendo che Lord Keynes e seguaci vengano lasciati finalmente alla rodente critica dei topi e all’archivio della Storia che li ha superati, lasciando spazio all’unico che gli è sopravvissuto: Marx appunto. In sintesi, all’ennesima alternativa empirica e volgare, nel senso che Marx dà a questa parola, la Rete28Aprile dovrà proporre, per la prima volta dal dopoguerra in avanti, la precisione e il rigore di un documento scientifico. Se prenderemo Marx ed Engels come modello per il documento, non falliremo la nostra missione storica al Congresso. Senza l’appoggio dei lavoratori, siamo destinati alla sconfitta pratica, dobbiamo quindi ottenere almeno l’unica vittoria che dipende interamente da noi: quella teorica. Perché sia schiacciante e tolga alla maggioranza ogni possibilità di ribattere, lasciandola ammutolita, dovrà essere all’altezza della Critica al Programma di Gotha, una sorta di suo aggiornamento. Di meno, da noi stessi, non dobbiamo pretendere.


8) ALTERNATIVA COSTITUZIONALE? – Un’alternativa radicale per un sindacato di classe deve saper tirare tutte le estreme conseguenze che una scelta classista comporta. Non si tratta solo di accettare il metodo della lotta di classe, ribadendo che senza mobilitazioni dal basso nessun passo avanti può essere fatto con la sola lotta ai tavoli e l’arte della diplomazia. Si tratta innanzitutto di comprendere che la lotta di classe si fa per eliminarle definitivamente le classi, non per migliorare all’infinito i rapporti tra di loro. Di conseguenza, l’alternativa radicale, classista, non potrà che essere un’alternativa anticapitalista, rivoluzionaria, e non potrà avere come asse della sua prassi la difesa incondizionata del più grande feticcio della Storia repubblicana: la sua Costituzione. Perché anche la Costituzione è interclassista e rimanda all’infinito la rimozione delle classi, come tutte le costituzioni antirivoluzionarie il cui orizzonte è irrimediabilmente borghese. Perciò, l’alternativa della Rete28Aprile, senza essere anticostituzionale nel senso criminale del termine, dovrà pur sempre essere contro la Costituzione, perché non si potrà mai dare vita ad un’alternativa proletaria avendo come asse il totem costituzionale dello status quo borghese. Al massimo, la Rete28Aprile, potrà scendere in piazza a difesa dei suoi fronzoli socialisti, qualora siano attaccati da destra, ma guai se anche lei dovesse incatenare il Movimento Operaio, come è stato fatto finora durante tutta la Storia repubblicana, a guardia della sua intelaiatura capitalistica.


9) CONCLUSIONI – Le lotte condotte contro l’apparato, contro lo stalinismo, contro la venerazione della Costituzione e contro tutto il resto, sono solo sfaccettature dell’unica lotta incessante contro tutte le sfumature e varianti del riformismo. Il documento classista della Rete28aprile deve fare da apripista alla dura battaglia che ci attende per rimettere la Cgil su basi di classe, mettendo in seconda linea tutti i dirigenti riformisti che continuano a deragliarla su basi interclassiste. Non basta dunque sostituire la sola Camusso. I lavoratori non otterranno niente fino a quando un solo riformista occuperà posti da dirigente. E se otterranno qualcosa non sarà certo per merito dei riformisti, ma per merito loro che saran riusciti a spezzare, oltre alla resistenza dei padroni, anche quella dei riformisti che gli hanno fatto da freno. In questa battaglia è racchiuso tutto il senso del nostro documento alternativo al Congresso. Perché, per parafrasare il Moro di Treviri, o la Cgil diventerà rivoluzionaria come la Rete28Aprile, o continuerà a essere niente come adesso.


(Ad A. Gramsci)

Stazione dei Celti
Luglio 2013


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