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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 14 marzo 2017

L’OCCASIONE PERDUTA DEL PLAN B di Giulio AF Buratti






L’OCCASIONE PERDUTA DEL PLAN B di Giulio AF Buratti


Il Plan B sbarca a Roma ma è la pallida copia di quello visto a Madrid. Ospiti d’eccezione selezionati da Fassina ma quasi nessuno in sala. Un sindacalista belga: «Ma dove sono i movimenti sociali?»


La sera dell’11 marzo scorso, un sabato, c’erano centinaia di persone in fila, composti, nella michelangiolesca piazza del Campidoglio, in attesa di accedere ai musei capitolini, ai piedi della scalinata che porta alla Sala della Pinacoteca. L’ingresso serale, gratuito o a due euro una volta tanto, attira molti di coloro che hanno dovuto tagliare le spese per la cultura a causa della crisi. Centinaia, di ogni età, e ignari che poche decine di persone fossero proprio alla Protomoteca alle prese con l’ambizioso progetto di un Plan B contro la stessa austerità che sottrae, tra gli altri, il diritto alla bellezza.

lunedì 13 marzo 2017

TUTELARE IL LAVORO DELLE NUOVE GENERAZIONI, RILANCIARE IL SOCIALISMO di Marco Zanier












TUTELARE IL LAVORO DELLE NUOVE GENERAZIONI, RILANCIARE IL SOCIALISMO
di Marco Zanier




Compagne e compagni,


il movimento che stiamo costruendo oggi è molto importante. Abbiamo bisogno di coinvolgere quante più persone possibile in un processo di trasformazione graduale e profondo dei meccanismi di redistribuzione della ricchezza negli strati sociali più colpiti dalla crisi economica e finanziaria in corso e privati purtroppo dei diritti storicamente acquisiti negli anni ’60 dai governi a partecipazione socialista.


Questa crisi e questa politica non colpisce tutti allo stesso modo. In questi vent’anni, le nuove generazioni hanno visto crescere la flessibilità del lavoro, diminuire i diritti acquisiti (l’ultimo drammatico colpo per noi è stato l’approvazione del Jobs Act), annullare progressivamente l’aspettativa legittima di poter costruire un futuro sicuro per comprare una casa, costruire una famiglia e mettere al mondo figli. La mia generazione, quella dei nati negli anni ’70 ha da tempo la consapevolezza amara di non poter contare mai nella vecchiaia su un reddito da pensione perché con le nuove forme di lavoro precario, le uniche che ci vengono offerte da anni da questo mercato del lavoro, non si è impiegati più continuativamente per quelle che erano le classiche 40 ore settimanali, ma molto spesso per 30 o 20 e saltuariamente, troppo spesso assunti non direttamente da un’azienda ma da un’agenzia di lavoro interinale che ti impiega per una commessa solo per il tempo che serve al datore di lavoro che cerca il personale necessario per un ben determinato periodo.

mercoledì 8 marzo 2017

RIFLESSIONI "CORSARE" SULL'8 MARZO di Lucio Garofalo





 RIFLESSIONI "CORSARE" SULL'8 MARZO
di Lucio Garofalo

 


Giusto per la cronaca, la rivoluzione russa ebbe inizio l’8 marzo del 1917 con una mobilitazione femminile di massa. In Russia, arretrata anche dal punto di vista del calendario, la "Giornata Internazionale della donna" coincideva con il 23 febbraio. Le tessitrici di Torshilovo e le dipendenti del deposito dei tram dell’isola Vassilievsky sfilarono sulla Prospettiva Nevsky per manifestare contro la guerra, la miseria e la fame del popolo russo. Nel giro di pochi mesi la situazione sociale precipitò drammaticamente e, nell'Ottobre dello stesso anno, le crescenti e quotidiane proteste di piazza che mobilitarono le masse del proletariato russo, furono il fattore determinante che portò al rovesciamento del regime zarista ed all'instaurazione dei Soviet. 
Il partito bolscevico di Lenin seppe approfittare di questo ribaltamento della situazione politica in Russia. Tale premessa mi serve ad introdurre un ragionamento sul significato dell'8 marzo. Non rappresenta una novita straordinaria che l'8 marzo sia diventata una ricorrenza vuota, banale e stantia, utile solo ai fiorai. Oltretutto, la maggior parte delle donne nei paesi occidentali credo che abbiano assai poco da rivendicare. 

Oggi, nel 2017, al di là dell'origine classista e non di genere di questa "festività", temo che andrebbe risolto soprattutto qualche problema di convivenza domestica con alcuni maschi. Ciò non mi impedisce di rievocare come, dove e perché sia sorta la "Giornata Internazionale della donna": all'interno delle lotte, delle azioni e delle rivendicazioni avanzate dal movimento operaio che faceva capo alla II Internazionale, per iniziativa di due donne coraggiose, tenaci e davvero rivoluzionarie: la russa Clara Zetkin e la polacco-tedesca Rosa Luxemburg. 

Non penso che oggi abbia molto senso celebrare tale festa, che ha assunto un volto consumistico, ipocrita e piccolo-borghese, com'è accaduto per tutte le date e le ricorrenze segnate sul calendario, che scandiscono la nostra esistenza, essendo state svuotate del loro valore storico originario. 
A me pare che attorno all'8 marzo si sollevi ogni anno una nube di polvere e di ipocrisia, nel senso che molte donne si apprestano a ricevere gli auguri e le mimose dai loro compagni e mariti, che per il resto dell'anno le offendono e le maltrattano. Tali donne "frustrate" dovrebbero riscoprire il significato più autentico e giusto della "Giornata Internazionale della donna", non a caso istituita come un momento di mobilitazione ed impegno politico a favore del suffragio universale ed altri diritti negati alle donne, in modo particolare alle donne appartenenti alle classi subalterne. 

Oggi, direi anche nel "mondo occidentale", temo che molte donne abbiano bisogno di rivedere i loro rapporti domestici e quotidiani con l'altro sesso, visto e considerato che, in termini statistici, le violenze contro le donne si consumano in gran parte proprio nel contesto più intimo e familiare delle pareti domestiche. Si tratta di un discorso che coinvolge evidentemente anche il ruolo e la componente maschile, che oggi attraversa un momento di profondo affanno e smarrimento a livello socio-esistenziale, culturale e materiale.






La vignetta è del Maestro Mauro Biani 

 

domenica 5 marzo 2017

EL CORONEL NO TIENE QUIEN LE ESCRIBA di Riccardo Achilli

 
 
 
 
 EL CORONEL NO TIENE QUIEN LE ESCRIBA
di Riccardo Achilli

 
 
“Siamo quelli che reclamano per la piena libertà del mondo, per l’uguaglianza dei popoli, per il rispetto alla sovranità delle nazioni. Si, ci chiamano estremisti, insorgiamo contro l’impero, insorgiamo contro il modello di dominazione”. Il 5 Marzo 2013 moriva l’ultimo rivoluzionario, e nessuno a sinistra sembra volergli dedicare una riga. Hugo Rafael Chavez Frias, l’ideatore di una formula originale di applicazione del Socialismo del XXI Secolo ai Paesi in via di sviluppo sotto giogo imperialistico, scompare per una malattia misteriosa, che lascerà una sequela di sospetti, rimanendo scolpito in lettere di fuoco nella storia.
 
Non certo un grande pensatore, ma un uomo di azione e di grande carisma, ex colonnello dei paracadutisti, costruisce un modello i cui capisaldi sono la sovranità nazionale, tutelata da qualsiasi ingerenza esterna (tanto che la rivoluzione si chiama “bolivarista”, richiamando El Libertador Simon Bolivar, il principale esponente della decolonizzazione sudamericana), il controllo statale delle principali risorse economiche del Paese, per liberarlo dal giogo imperialista, la partecipazione dal basso alla vita sociale e politica (con le famose Misiones per l’autogestione comunitaria dei servizi sociali, ma anche con il principio di “cittadinanza” inserito in Costituzione come potere autonomo insieme a legislativo, esecutivo e giudiziario), la giustizia redistributiva, la tutela dei popoli indigeni e dell’ambiente come principi fondamentali dell’organizzazione statuale.

domenica 19 febbraio 2017

ALCUNE IMPRESSIONI SUL CONGRESSO FONDATIVO DI SINISTRA ITALIANA di Riccardo Achilli







 ALCUNE IMPRESSIONI SUL CONGRESSO FONDATIVO DI SINISTRA ITALIANA
 di Riccardo Achilli




Si conclude oggi l’appuntamento congressuale di Sinistra Italiana, così lungamente atteso da un popolo di sinistra rimasto senza casa da troppi anni. Non potendo essere presente fisicamente, ho ascoltato con molta attenzione quasi tutti gli interventi.
Rispetto alle preoccupanti premesse di partenza, allo spirito di Cosmopolitica che replicava acriticamente i difetti originari di SEL, sarebbe ingeneroso dire che non sono stati fatti progressi, in questi mesi, in termini di consapevolezza strategica. Esce il profilo di un partito che sa di dover essere solido e radicato sul territorio, in barba alle suggestioni movimentiste grillin-rodotiane. Emerge, perlomeno nella maggioranza del partito, l’esigenza di autonomia di movimento non solo rispetto a Renzi, ma più in generale rispetto al Pd, se non assumerà, eventualmente nelle sue forme scissionistiche, un profilo più nettamente di sinistra e di rottura con il Governo Gentiloni. Il tentativo, per molti versi penoso, della componente scottian-dattorriana di incasellare il partito nascente dentro un obsoleto e inefficace schema neo-ulivista viene sconfitto, anche se, va rimarcato chiaramente, la minoranza favorevole a questa torsione è numericamente tutt’altro che trascurabile, avendo raccolto attorno all’emendamento di D’Attorre una sessantina di delegati. Si staglia, dalle parole di Vendola, una prima rilevante distinzione fra diritti civili e diritti socio economici, che non si può dire fosse nelle corde del Nichi del passato recente. Più in generale, si intuisce l’intento di costruire un partito radicale, nel senso positivo del termine, ovvero non settario e minoritario, con vocazione di governo ma su posizioni di forte critica al neoliberismo imperante.

giovedì 16 febbraio 2017

IL LASCITO DI MICHELE ALLA SUA GENERAZIONE di Norberto Fragiacomo




IL LASCITO DI MICHELE ALLA SUA GENERAZIONE
di
Norberto Fragiacomo




La lettera d’addio del “precario” (così, un po’ semplicisticamente è stato etichettato da molti giornalisti) udinese, rilanciata con qualche imbarazzo dai media nazionali, non lascia indifferente il lettore, già oscuramente turbato dal fatto che quelle parole – meditate e soppesate a lungo, è evidente - provengono da un altrove, dal “paese inesplorato dal cui confine nessun viaggiatore ritorna” .
La voce è quella di un trentenne, nato al crepuscolo di un’età dell’oro presto mutatasi in età di ferro, ed è una voce limpida, chiara e al tempo stesso sideralmente distante, che – in epoca di analfabetismo da cellulare – si esprime per di più in un italiano corretto, nient’affatto banale. Le emozioni cozzano fra loro, mentre la lettura procede: c’è compassione per chi è stato condotto a una decisione estrema; rispetto per un giovane che dimostra una dignità e una capacità di analisi non comuni; un certo, inevitabile sgomento di fronte alla lucidissima rivendicazione di un diritto a scegliere che, una volta esercitato, preclude qualsiasi ulteriore scelta. Ecco: il tratto caratterizzante è una desolata, raggelante lucidità.

domenica 12 febbraio 2017

ONESTÀ: CROCE E DELIZIA DI ROBESPIERRE di Lorenzo Mortara






ONESTÀ: CROCE E DELIZIA DI ROBESPIERRE 
di Lorenzo Mortara





Circola in rete, tratto dall’Etica e Politica, un passo di Benedetto Croce molto irriverente verso la pretesa onestà dei politici. Da quando i grillini ne hanno fatto la loro bandiera, il sudiciume d’Italia, mal sopporta che qualcuno invochi l’onestà. Ma come? Io Direttore di banca, Capitalista d’assalto, Politico consumato, Editorialista di grido del libero commercio, in breve mariuolo di professione dovrei anche essere onesto? E a che serve la scalata sociale se poi non ho il diritto di delinquere e rubare come i superiori che ho tanto inseguito? Così pensa il Briatore di turno, ma il Briatore di turno è un po’ volgare, non ha fatto le scuole alte, esprime in maniera troppo diretta il suo pensiero, ha quindi bisogno che, al di sopra dei suoi bassi istinti, un chierico ricami una teoria così tanto profumata e melliflua da trasformali in filosofia, complicando con la sua retorica una cosa che, senza machiavellismo, sarebbe tanto semplice come il buon senso. Ed è al supermercato degli intellettuali fascisti quando bisognava essere antifascisti e degli intellettuali antifascisti quando non serviva più a niente, che i Briatore trovano il chierico che fa al caso loro, il nostro Croce, Don Benedetto appunto.

domenica 29 gennaio 2017

IL VENTO NON SOFFIA SU VIA DEI FRENTANI di Riccardo Achilli







IL VENTO NON SOFFIA SU VIA DEI FRENTANI
di Riccardo Achilli





Si è tenuto oggi, a via dei Frentani, l’incontro dell’area aggregata da D’Alema in occasione del no referendario. Un incontro di modesto livello culturale e politico, privo di spunti innovativi, sostanzialmente la rimasticazione delle tesi social-liberali che risalgono sin ai vecchi Ds e che sono da sempre il bagaglio politico del dalemismo.

Senza il vento della storia a gonfiare le vele, in una sostanziale bonaccia di analisi, nascondendolo dietro parole d’ordine apparentemente più radicali rispetto al passato, non è emerso altro che un profilo politico e culturale che potrebbe essere accettabile per un qualsiasi esponente del Socialismo Europeo attuale: la globalizzazione è buona ma va regolata ed addolcita, mentre gli Stati nazionali sono l’inferno in cui ribollono gli spiriti totemici della guerra, l’Europa è riformabile perché basta mettere mano alle istituzioni ed ai Trattati, l’immigrazione è buona e va soltanto regolata con accordi europei, facciamo un pochino di redistribuzione et voilà.

venerdì 27 gennaio 2017

I SOCIALISTI AL FIANCO DI GIACOMO MATTEOTTI






Non si distrugge l’idea socialista!
I socialisti al fianco di Giacomo Matteotti




Alcuni giorni fa dei vigliacchi senza nome hanno distrutto la lapide che ricorda l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, posta a Roma nell’ottantesimo anniversario della sua scomparsa ed a Fratta Polesine è stata imbrattata con uno spray la locandina di un convegno a lui dedicato. Noi socialisti diciamo tutti uniti VERGOGNA! e vogliamo ricordare il suo nome e il suo sacrificio come è giusto fare, perché il suo esempio sia un monito per le giovani generazioni ed un avvertimento a tutti coloro che pensano di poter sottovalutare il ritorno del fascismo.

martedì 24 gennaio 2017

IL CONFLITTO IN SIRIA VERSO UNA IMMINENTE CONCLUSIONE. LA RUSSIA NUOVO PROTAGONISTA DI PRIMO PIANO IN MEDIO ORIENTE. di Giuseppe Angiuli




                 

                          


IL CONFLITTO IN SIRIA VERSO UNA IMMINENTE CONCLUSIONE. 
LA RUSSIA NUOVO PROTAGONISTA DI PRIMO PIANO IN MEDIO ORIENTE.

di Giuseppe Angiuli



Alla fine del 2016, il sanguinoso conflitto che da quasi sei anni investe la Siria è parso essere giunto ad una svolta decisiva con la completa liberazione di Aleppo da parte dell’Esercito Arabo Siriano, che ha costretto alla resa gli ultimi componenti del vasto arcipelago jihadista da tempo asserragliati nella zona orientale di quella città che, fino allo scoppio della guerra, era il polmone industriale del Paese.
La probabile imminente fine di questa guerra, che sta vivendo il suo momento culminante anche in conseguenza della recente affermazione di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, ci impone di provare a fare un po’ di chiarezza sui reali contorni di questa importante vicenda geopolitica, tenendo conto che, come ammoniva George Orwell, ogniqualvolta scoppia una guerra, la prima vittima a morire è sempre la verità.

mercoledì 11 gennaio 2017

CALCIO FUORI CONTROLLO: SINDROME CINESE O SINTOMO DI UNA PESTILENZA GLOBALE? di Norberto Fragiacomo

 


CALCIO FUORI CONTROLLO: SINDROME CINESE O SINTOMO DI UNA PESTILENZA GLOBALE?
di
Norberto Fragiacomo

 

La notizia è che il governo cinese pare averne abbastanza delle “follie” delle società calcistiche locali: l’invito perentorio è a darsi una regolata, perché starebbero “bruciando denaro”.
Visti le circostanze e il mittente è probabile che l’invito venga raccolto, anche perché di fuoriclasse o presunti tali da coprire d’oro in giro ne sono rimasti pochini, e le due o tre stelle di prima grandezza appaiono insensibili alle lusinghe orientali: Cristiano Ronaldo, in procinto di rivincere il Pallone d’oro, ha detto no a uno stipendio annuo di 100 milioni, e anche Messi sembra preferire il calcio europeo a questa sua inverosimile imitazione in salsa kitsch.
La questione però è un’altra: siamo di fronte a una patologia localizzata oppure no? Cioè: i cinesi sono vittime di un’ubriacatura da euro facili o queste operazioni hanno un senso, per quanto possano disgustare l’osservatore?
 
A prima vista la tesi dell’impazzimento sembra fondata: creare una superlega in un Paese senza tradizione calcistica, confinato a sua volta in un continente dove al massimo si può vincere una coppetta di latta battendo iraniani e kuwaitiani è sportivamente un nonsenso. A considerare l’evoluzione storica, però, le certezze si incrinano: Eric Hobsbawn ci racconta che, negli anni ‘20, i calciatori professionisti guadagnavano in Inghilterra poco più di un operaio specializzato, ma già nei primi anni ‘50, in un’Italia alla vigilia del boom e ancora poverissima, Achille Lauro paga 150 milioni per assicurarsi le prestazioni dello svedese Jeppson, che sarà perciò soprannominato ‘o Banco ‘e Napule, e trent’anni dopo saranno gli ingaggi faraonici versati dalle società a garantire un decennio di incontrastata supremazia in Europa al calcio italiano. I compensi diverranno stratosferici col nuovo secolo, grazie all’impegno delle pay tv e di magnati ben più danarosi di Berlusconi che restituiranno appeal e prestigio al campionato inglese, oltre che – naturalmente – alle grandi di Spagna. Tutti folli allora, non solamente i cinesi… pazzi Lauro, Berlusconi, gli emiri, i miliardari russi – pazzi senza manco l’attenuante della passione, poiché nel monotono calcio odierno è impossibile l’exploit di una provinciale in Europa (si pensi allo Slovan Bratislava vincitore della Coppe delle Coppe del ‘69, o anche al Porto dei primi anni ‘80), viste le siderali differenze di budget tra le squadre davvero ricche e quelle di seconda fascia, che sono poi tutte le altre. Oggi Barcellona-Celtic 7-0 è un risultato normale, che rispecchia il divario fra i due club: una Tipo non può lasciarsi alle spalle una Ferrari.

martedì 27 dicembre 2016

CONVERSAZIONI POLACCHE di Norberto Fragiacomo





CONVERSAZIONI POLACCHE

di

Norberto Fragiacomo





Varsavia, dicembre inoltrato.

Altro che “dormitorio”! Il distretto semiperiferico di Wilanów è zona residenziale di lusso: condomini nuovi di zecca con giardini interni e caseggiati ancora in costruzione dominano ampi viali, che si intersecano ad angolo retto. Il traffico è discreto, tutto tace. Negli appartamenti il livello delle finiture è di prim’ordine: le maniglie che ti restavano in mano e le porte refrattarie a chiudersi sono solamente un ricordo, il ricordo di un’epoca aborrita e rimossa. Inutile puntualizzare che i garage rigurgitano di BMW e suv orientali. Se poi dagli attici si scende in strada, complice un ascensore rapidissimo, le sorprese continuano: i negozi sono innumerevoli, quelli di specialità italiane espongono vini di nicchia (il Pignolo e lo Schioppettino, due pregevoli friulani che è raro trovare a Trieste!) e Sassicaia da 240 euro. C’è chi può permetterselo, evidentemente: non certo un dipendente pubblico italiano in viaggio, che pure guadagna molto di più del lavoratore polacco medio (1).

domenica 18 dicembre 2016

AMAZON A VERCELLI di Lorenzo Mortara






AMAZON A VERCELLI
di Lorenzo Mortara



Arriva il polo logistico di Amazon nella vecchia Stazione dei Celti, e porta con sé, in dote, 600 posti di lavoro. Dagli strilli entusiastici di giornali e giunta comunale a guida piddina, sembra che il polo logistico sia già stato trasformato nella dimora di Santa Claus in persona. 400 posti devono essere rimasti però in Lapponia, almeno stando alla Lista Civica Siamo Vercelli che, volendo essere la prima ad accaparrarsi il merito di tanta filantropia mondiale, di primo acchito aveva sparato la cifra di 1000 posti.

Se i sensali dei padroni esultano felici, è perché non saranno mai loro a fare i facchini precari per Amazon. Chi si vanta di portare lavoro, lo fa sempre per gli altri, perché se dovesse farlo lui, si metterebbe subito in mutua. In ogni caso Amazon porta 600 posti di lavoro per i giornalisti, per i politici e per altri pressappochisti borghesi come loro. Per noi, quello che in realtà Amazon porta, è un libero scambio tra Capitale e Forza-Lavoro. Se tutto questo viene chiamato 600 posti di lavoro dalla sindachessa Maura Forte come dai suoi falsi oppositori, significa solo che mentre può esistere la forza-lavoro senza il Capitale, il Capitale non potrà mai esistere senza forza-lavoro. Dovunque vada il Capitale, mai potrà farlo da solo, dovrà sempre portarsi dietro, in valigia, la catena di montaggio dei “posti di lavoro” per gli schiavi salariati che non ne possono fare a meno.

Siccome, però, Amazon è il Capitale, non c’è bisogno di portarlo a Vercelli. Bisogna essere pomposamente liberali, mediocri di natura per sforzarsi di portare a Vercelli una cosa che c’è già. La Seconda Repubblica, ancor più della Prima, è in effetti questa pletora di fenomeni da baraccone che pretendono di convincerci di essere dei geni per l’insistenza con cui spingono l’acqua al mare. Così, mentre portano avanti con cura certosina questo sforzo demenziale, la crisi resta al punto di partenza e la loro politica da idraulici della domenica viene premiata dal fallimento più totale. Buon per loro che non vedendo più in là del loro naso, miopi di cervello come sono, scambiano questo disastro per un successo clamoroso.  

sabato 10 dicembre 2016

RENZI, IL REFERENDUM, IL POPOLO di Maurizio Zaffarano




Il NO al Referendum secondo Luca Peruzzi


RENZI, IL REFERENDUM, IL POPOLO 
di Maurizio Zaffarano



Alcune considerazioni sulla vicenda referendaria e sull'esito del voto che ha visto una grande partecipazione popolare ed uno straordinario 59% di NO alla manomissione della Costituzione.

Gli obiettivi della deforma costituzionale di Renzi. La prima cosa da chiarire è il senso e la direzione del percorso di “riforma istituzionale” promosso da Matteo Renzi accelerando e mettendo in atto quanto avviato su sollecitazione di Giorgio Napolitano all'inizio di questa legislatura (il Presidente della Repubblica che sostituiva al ruolo di Garante della Costituzione quello di manipolatore degli equilibri istituzionali, con la commissione di saggi e l'iniziale progetto di poter modificare la Costituzione scavalcando l'articolo 138 che ne regola le procedure di revisione). Il quadro generale è quello della caduta verticale di credibilità e di legittimazione popolare delle cosiddette Istituzioni democratiche (in Italia come nelle altre “democrazie” liberali dell'Occidente) e contemporaneamente della richiesta ultimativa del Grande Capitale di rimuovere lacci e lacciuoli che ostacolano o impediscono di cogliere pienamente le occasioni di profitto (diritti sociali e dei lavoratori, economia in mano pubblica, difesa dell'ambiente). La risposta dell'Establishment alla crisi della Politica e di consenso dei governi “amici”, tanto più forte quanto più si diffonde la consapevolezza che questi sono unicamente al servizio degli interessi del Potere Economico e non del Bene Comune, si è esplicitata seguendo due direttrici: da un lato utilizzando l'arma della paura (il terrorismo, la guerra, il fallimento finanziario dello Stato) e dall'altro attivando gli strumenti dell'ingegneria costituzionale ed elettorale per restringere gli spazi della rappresentanza democratica in nome della governabilità. Mentre sullo sfondo resta drammaticamente aperta, extrema ratio perché in palese contraddizione con l'ideologia della libertà assicurata solo dai mercati, l'opzione della dittatura poliziesca. In questo contesto il tentativo di Renzi e della sua cricca è stato il tentativo di soddisfare (e utilizzare) le richieste del Grande Capitale per assicurarsi il dominio sull'Italia per i prossimi vent'anni. Il cronoprogramma predisposto da Renzi testimonia la logica del suo disegno: approvazione con referendum della schiforma/deforma costituzionale e subito dopo al voto con l'Italicum per diventare, grazie al premio di maggioranza e all'azzeramento dei contrappesi istituzionali, il Padrone incontrastato del Paese. Un progetto da giocatore d'azzardo che cerca di far saltare il banco e portar via tutta la posta sul tavolo. Ed anche un progetto rispondente ad una logica banditesca in cui si cerca di fregare i vecchi sodali (il Berlusconi del patto del Nazareno) scappando con il bottino senza dividerlo con nessuno. Il Piano B, una volta che l'eventualità della bocciatura della deforma diventava sempre più probabile, era quello di minimizzare la sconfitta attribuendosi comunque il ruolo di forza maggioritaria del "cambiamento". Per raggiungere questi obiettivi Renzi le ha tentate tutte senza rispettare alcun dovere di lealtà istituzionale: la sovrapposizione del ruolo di "Costituente" e di Presidente del Consiglio, il quesito fuorviante sulla scheda referendaria, la data del referendum stabilità in funzione delle proprie opportunità di propaganda, le manovre (assai opache tanto per usare un eufemismo) per conquistare il voto degli italiani all'estero, l'utilizzo della legge di stabilità per acquisire consenso, l'endorsement di giornalacci, vip e dei potenti della Terra, l'occupazione - come nemmeno Berlusconi era riuscito a fare - della Rai e la saturazione delle tv, l'utilizzo di temi spudoratamente populistici (“se vuoi ridurre i politici vota si”) mentre nel contempo si attribuiva il ruolo di argine all'antipolitica e al populismo, l'insulto sistematico ai sostenitori del NO, la prefigurazione (il ricatto) dello scenario minaccioso dell'avvento di barbari, locuste, tecnici, troike e default dello Stato in caso di mancata vittoria del si, la falsa e ipocrita contestazione della Merkel e della Commissione Europea sui vincoli di bilancio. Tutto questo andava a sommarsi all'originario e insanabile vizio d'origine della deforma Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini: il fatto di essere stata approvata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale ed in cui alla maggioranza dei voti in Parlamento non corrispondeva nemmeno lontamente una maggioranza di voti nel Paese.

lunedì 21 novembre 2016

ACCOZAGLIE POLITICHE di Lucio Garofalo






ACCOZAGLIE POLITICHE
di Lucio Garofalo



Il fronte del No rappresenta una sorta di Armata Brancaleone che comprende soggetti di dubbio valore etico ed assai poco credibili in materia di Costituzione, in quanto l'hanno violata più volte: senza scomodare nessuno, rammento l'art. 11, in base al quale l'Italia ripudia la guerra, ma vari governi di centro-destra (con Silvio Berlusconi premier) e di centro-sinistra (Massimo D'Alema nel 1998) hanno calpestato la Costituzione per partecipare a spedizioni militari in Iraq o altrove e per concedere le basi italiane ai bombardieri statunitensi che massacrarono la Serbia. Senza parlare dei diritti e della dignità dei lavoratori, a dir poco umiliati da leggi (Pacchetto Treu varato dal governo Prodi, Legge 30, meglio nota come legge Biagi, promulgata dal governo Berlusconi) che hanno precarizzato il mondo del lavoro ed hanno compresso e svalorizzato duramente la vita del proletariato giovanile in Italia. Giusto per intenderci. 

Il fronte del No accomuna alcuni esemplari delle peggiori politiche del passato. Ma, dall'altra parte, nel fronte del Sì si affollano gli esponenti peggiori delle politiche attuali, che hanno macellato e mortificato ulteriormente i diritti dei lavoratori (Jobs Act, Buona Scuola) e la Costituzione. Insomma, è una "gara" tra chi è peggio. 
Ovviamente, io mi schiero per il "No" a prescindere da chi componga la coalizione (o l'accozzaglia, come dir si voglia) che si è creata a sostegno del No alla "schiforma" renziana. 
Mi esprimo per il No in virtù di motivi etico-politici, di merito e di metodologia politica, per ragioni di tattica contingente e di strategia politica. Ma aggiungo che la Costituzione non è un dogma e che lo Stato borghese non mi rappresenta nella misura in cui non mi riconosco affatto nelle sue marce e putride istituzioni e nella sua ipocrita e corrotta democrazia che privilegia e tutela solo gli interessi delle élites economiche dominanti a netto sfavore delle classi popolari subalterne. 
In ogni caso, ritengo che nell'attuale momento storico-politico contingente occorra schierarsi apertamente a sostegno delle ragioni del "No".


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